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MotoGP, Suzuki e l’evoluzione della GSX-RR

Frankie Carchedi, capotecnico di Joan Mir, racconta la strategia seguita in questi due anni per cambiare una Suzuki MotoGP solo apparentemente rimasta uguale a sé stessa

Non è mai facile capire quando e quanto evolvano le MotoGP. Al netto di quei momenti di svolta – più o meno rilevante – in cui appaiono nuove soluzioni facilmente visibili dall’esterno come le appendici aerodinamiche o quei sistemi di assistenza alla partenza ora utilizzati anche nelle accelerazioni più lunghe per massimizzare la trazione “geometrica” delle moto, cogliere le piccole variazioni che vengono apportate dalle varie squadre è impresa da tecnici di grande esperienza e sensibilità.

Da un lato il congelamento allo sviluppo dei motori, dall’altra la comprensibile gelosia delle Case, che ben si guardano dal togliere le carenature alle MotoGP in pubblico se non assolutamente necessario (o ininfluente) fatto sta che è lecito immaginare che salvo qualche scarico o componente della ciclistica, poco cambi nel corso della stagione. Soprattutto, magari, nel caso di una squadra come il team Suzuki, forse la più pragmatica e tecnicamente tradizionalista fra quelle impegnate in MotoGP.